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Il grande assente

"La schiena dell'amore è l'odio, il petto dell'odio è l'amore"
Manuel Scorza

Il tema centrale che attraversa e dissemina l'opera "L'amore alla fine dell'amore", prende abrivio da una constatazione registrata in tante presenze a convegni, seminari, percorsi formativi, visioni di altrui mediazioni (familiari): l'assenza (o comunque la ridotta e imbarazza presenza) della parola "amore", del discorso sull'amore; come se ci fosse una sorta di ritrosia, una qualche forma di pudicizia ad affrontare tale argomento di fronte a un uomo e una donna che, spesso, si presentano, invece, carichi di rancore, quando non di vero e proprio odio. 

Ma si può non parlare d'amore in un percorso di mediazione familiare? Si può evitare il discorso sull'amore in quel luogo che è la mediazione familiare, luogo deputato proprio a cercare di risolvere i conflitti, le paure, le fatiche di un amore che si è perduto?...


Continua a leggere su "AmoreCiao": 
http://amoreciao.blogspot.it/2012/03/il-grande-assente.html
il blog di Massimo Silvano Galli dedicato all'amore, alle sue crisi, ai suoi rimedi. Un volo panoramico attraverso riflessioni, commenti, letture, film e filmati, sui territori dell'amore alla fine dell'amore, dopo che l'amore ha fatto il suo tempo e affinché non venga il tempo dell'odio.

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L'avvocato per la famiglia e i minori


Da ragazzina sognavo di occuparmi dei guai degli altri: nel mio concetto arcaico di giustizia c'era quindi posto per due sole professioni: il giudice e l'avvocato. 

Da grande diventai più disillusa, arrivando a capire che la giustizia si fa strada, vive e si mescola con l'esperienza dell'ingiustizia come l'albero che cresce assieme all'edera che ne divora la linfa.

Oggi, da avvocato, immagino un luogo in cui i bisogni delle parti trovino ascolto, in cui il benessere della famiglia sia al primo posto. 
In questo luogo, immagino la presenza di un avvocato che si fa aiuto alla persona, in tutte le problematiche legate all’individuo e alle famiglie, anche quelle di fatto. Da qui è iniziata la mia collaborazione con LogoPaideia. 

Spesso l'avvocato che si occupa della famiglia è classificato come divorzista, tuttavia la sua dimensione non è semplicemente legata alla separazione o al divorzio, ma abbraccia tutte le problematiche legate alla persona, alla famiglia e ai bambini: dalla tutela del patrimonio durante il matrimonio, alle successioni, alla strada migliore per tutelare i nostri figli quando siano vittime di ingiustizie sociali, in condizione di disabilità o in situazioni di disagio, siano essi nati nel matrimonio o, a maggior ragione, al di fuori di esso, con tutte le difficoltà che spesso tale situazione comporta. 

Vi sono poi effettivamente casi di separazione e divorzio in cui la figura dell'avvocato può rivelarsi fondamentale, soprattutto nei casi in cui il conflitto è talmente elevato che l'approccio della mediazione famigliare si dimostra impossibile. In queste situazioni, affidarsi a un avvocato capace di tenere fortemente in conto i bisogni dei minori, senza limitare gli interessi del proprio assistito e, più in generale, della famiglia, assume una rilevanza che finisce per fare la differenza in termini di quell'equilibrio e quel benessere collettivo che le parti deve cercare di raggiungere. 

Si pensi, per fare alcuni esempi, alle leggi tributarie che garantiscono l’esenzione fiscale agli accordi con cui si effettuano operazioni di divisione del patrimonio familiare o ai trasferimenti immobiliari tra coniugi in occasione della separazione e del divorzio; oppure ai casi più estremi di abusi della potestà in cui diviene essenziale trovare, nella regolamentazione dell’affidamento, le soluzioni che meglio garantiscono il benessere dei bambini. 

Inoltre, l'avvocato si occupa dei minori, anche quando dovessero essere vittime o autori di reati, si pensi ai tanti recenti casi di cyber bullismo, abusi sessuali, maltrattamenti, stalking, abusi familiari, mobbing familiare, violenze domestiche; tutte situazioni in cui è bene prestare un intervento legale immediato, oltre che piscopedagogico, poiché l'’ordinamento penale ha in sé le regole affinché sia offerta tutela alle vittime, ma anche a chi è accusato di averli commessi. 

Vi sono poi le naturali condizioni di vecchiaia e di malattia in cui, ancora una volta, gli strumenti che la legge offre, possono divenire una importante tutela come ,ad esempio: l’interdizione e l’amministrazione di sostegno, istituti che la legge mette a disposizione per tutelare il patrimonio dei figli disabili quando i genitori siano troppo anziani o vogliano preventivamente occuparsene. 

Tutte queste forme di tutela rappresentano soltanto alcuni strumenti messi in campo dall'avvocato per garantire il più possibile il benessere della famiglia e dei minori, offrendo la possibilità di scegliere la soluzione migliore per se e per le persone che ama, attraverso tutta una serie di opportunità e di strategie. 

 Vi è inoltre, per i soggetti economicamente svantaggiati, la possibilità di avvalersi del gratuito patrocinio (o patrocinio a spese dello Stato), ossia l’opportunità di essere seguiti gratuitamente fino a un certo limite di reddito, il che garantisce anche per per le famiglie più in difficoltà di essere opportunamente assistite.
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L'Amore alla fine dell'Amore


Nel marzo 2012 ho avuto l'onore di pubblicare per i tipi di Firera & Liuzzo Publishing, il libro "L'Amore alla Fine dell'Amore" dove ho cercato di raccogliere alcune riflessioni, conoscenze, esperienze maturate negli ultimi dieci anni sulla mediazione e sulla mediazione familiare in particolare. 

A partire da quell'evento si sono susseguite una serie di altre pubblicazioni più specificamente pensate per la rete e in  parte confluite nel blog "AmoreCiao".

Con la stessa intensità e grazie all'ospitalità dell'amica Teresa Laviola, si apre questo spazio in cui sarà mia cura cercare di raccogliere tutte quelle argomentazioni e quei suggerimenti, quei materiali, quelle proposte e quelle suggestioni che possono creare un possibile continuum tra le pagine cartacee del su citato libro e queste pagine elettroniche, sempre circumnavigando questa disciplina chiamata a governare l'amore quando questo giunge alla sua fine e mostra le sue braci, a volte le sue ceneri...


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Mediazione famigliare: «mediagire» verso la diversità

L'osservatorio sulla Mediazione Familiare che, insieme all'amico e maestro massimo Silvano Galli, stiamo conducendo sul sito de "Il Sole 24 Ore", ci ha visto, nei suoi precedenti articoli, cercare di sfatare alcuni luoghi comuni di questa disciplina, rimettendo "l'amore" al centro del suo procedere, non quale melensa proposizione, ma come occasione di riscatto: un "amore diverso" dicevamo, al cui compimento il mediatore deve provare ad accompagnare le parti, sia che decidano di spingere la loro crisi verso la separazione che verso la riparazione, poiché comunque "positivamente diverso" dovrà essere il rapporto che, da lì in poi, dovrà caratterizzare la loro relazione. 

Lungo questo procedere ricopre un'importanza fondamentale il conflitto, cosa che, al primo acchito del neofita, potrebbe sembrare una paradossale contraddizione: contraltare stesso dell'amore. In verità, il conflitto, è elemento vitale di ogni relazione, anzi di più... 

"Un movimento bilaterale di ognuna delle parti verso la rigidità dell'altra e di ognuna delle parti oltre la propria rigidità, affinché ogni attore del disaccordo com-prenda (prenda, accolga dentro di sé) le diverse rigidità in gioco" (M.S.Galli). Così potremmo, in estrema sintesi, circoscrivere la natura profonda della mediazione: un vero e proprio «mediagire» che fa della mediazione un modo -appunto- di agire nei confronti del mondo e dell'Altro, spostandosi nel territorio delle convinzioni altrui e mettendo in discussione, fosse anche per un solo secondo, le proprie convinzioni... continua a leggere sul link...

 http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoCivile/2014-10-13/mediazione-famigliare-mediagire-la-diversita--123321.php
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Mediazione familiare: quando il conflitto trascende

Il Decreto Legge n. 93/2013 sulla violenza sulle donne e sui minori ha introdotto, nell'ambito delle misure cautelari, una serie di importanti modifiche volte a garantire una protezione più efficace alle vittime di lesioni personali, maltrattamenti in famiglia e delitti commessi con violenza alle persone, soprattutto di sesso femminile.

Negli articoli precedenti abbiamo affrontato il tema del conflitto, elemento connaturato in tutti gli esseri umani che, laddove in una relazione come quella coniugale, fatichi a trovare la sua ubicazione costruttiva, può essere efficacemente rigovernato dal mediatore favorendo un cambiamento positivo, anche durante un percorso tanto doloroso quale la separazione e l'affidamento dei figli. Ciò detto, di fronte alle sempre più frequenti (o forse solo più emergenti) violenze familiari, il mediatore è tuttavia chiamato a riflettere su una deformazione totalizzante di questo conflitto quando, appunto, trascende in violenza. Si tratta di una condizione complessa e non sempre esplicita, dove, ad esempio, la vittima è spesso legata al suo aguzzino da una temibile alchimia che la forgia con l'aggressore in un unico crogiuolo, palesando un legame disperante che spesso porta l'aggredito a proteggere e a giustificare l'aggressore.

Altre volte, invece, la volontà della parte offesa di ribellarsi ai maltrattamenti, si manifesta attraverso segnali confusi e contraddittori, spesso soffocati e censurati dalla vergogna e dalla paura; segnali che il mediatore, con esperienza, sensibilità, empatia, deve essere in grado di cogliere.

Quasi sempre, tuttavia, queste relazioni sono caratterizzate da un forte squilibrio di poteri, in cui emerge, anzitutto, la volontà dominante e opprimente dell'aguzzino nei confronti della vittima, spesso velata dalla buona educazione e dal tentativo di controllare il percorso di mediazione; elementi che dovrebbero di per sé rappresentare un campanello d'allarme e spingere il mediatore a fare ulteriori approfondimenti per acquisire maggiori informazioni. 

In entrambi i casi, ci troviamo comunque di fronte a una situazione più che complessa in cui il conflitto è andato, a nostro avviso, ben oltre ogni possibilità di essere mediato. Crediamo, infatti, che, in questi casi, quando il mediatore diviene consapevole delle violenze in atto (siano esse nei confronti della donna, di eventuali minori o dell'uomo –sempre più frequenti sono i casi anche in questo senso), il processo di mediazione si debba fermare per lasciare il campo ad altre discipline più pertinenti per poi, magari, riprendere in un secondo momento (con un altro mediatore), quando, ad esempio, l'azione legale ha messo a tutela le parti coinvolte...

Continua a leggere sul link...

http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoCivile/famiglia/2014-09-18/mediazione-famigliare-quando-conflitto-trascende-145610.php
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Diritto di Relazione - corso per avvocati

Nel solco della mediazione, anche familiare, da qualche anno con Massimo Silvano Galli, abbiamo intrapreso un'intensa ricerca/intervento attorno a quello che abbiamo battezzato: "Diritto di Relazione".

Si tratta di una concetto che riprende le forme della cosiddetta giustizia alternativa o, per gli amanti anglofoni: "Integrative Law"; appunto un'integrazione delle pratiche e dei metodi del sistema giuridico tradizionale con approcci che guardano agli aspetti umanistici e relazionali, che mai sono esclusi da qualsivoglia disputa.

Oltre alla mediazione, vi sono, ad esempio, pratiche come quella della Giustizia riparativa (Restorative justice), del Diritto collaborativo (Collaborative law), del Diritto preventivo (Preventive law), etc.

Si tratta, di fatto, di un vero e proprio rivolgimento dell'approccio legale classico, apparentemente centrato sulle differenze e sulle divisioni tra le parti in conflitto, verso un approccio che, invece, focalizza il suo operato sulla relazione tra le persone coinvolte e sulla loro capacità di affrontare costruttivamente il conflitto per giungere ad una risoluzione positiva per entrambi.

Il concetto di fondo in cui si traduce in particolare il "Diritto di Relazione", riguarda la capacità e la responsabilità di aprirsi alla legge-sapere dell’Altro per offrire la propria legge-sapere, abbandonandosi a questo rapporto dialogico che è l'unica via di accesso al superamento dell’esperienza dell’ingiustizia, superamento che solo si dà a partire dalla consapevolezza che nessuno ha la piena ed esclusiva disponibilità della «Legge» ma che questa va continuamente ricercata e ridefinita con l’Altro, confrontandosi apertamente in quello spazio tutto da riempire che non sono «Io» e non sei «Tu» e che, comprendendoci al contempo, ci unisce e ci separa: lo iato di quella che chiamiamo «mediazione» in cui, appunto, ogni azione è tesa alla definizione e alla costruzione del media capace di tradurre le nostre soggettive posizioni in un accordo di giustizia.

Conflitti e controversie sono, infatti, elementi costitutivi delle relazioni umane, spinte feconde al cambiamento costruttivo, ma che rischiano di abbracciare il loro esatto contrario se non efficacemente accompagnati o, come accade sempre più frequentemente nei sistemi di giustizia contemporanea: quando gli strumenti di tutela del diritto finiscono per impedire la relazione tra le parti coinvolte, relazione disciplinata da terzi, ognuno a difendere il proprio cliente o pervaso da credenze di neutralità.

Il "Diritto di Relazione" auspica, invece, una diversa gestione della giustizia in cui l’esperienza dell’ingiustizia possa essere curata andando oltre ogni indennità e sanzione precostituita: ripristinando le relazioni tra gli individui nelle loro irriducibili singolarità; focalizzandosi sul futuro,  identificando i rischi e le condizioni per prevenire il conflitto, considerando non solo i diritti e il benessere delle parti coinvolte ma di quel sistema più complesso cui loro partecipano, come  ad esempio i figli.

In questa direzione, da diversi anni promuoviamo uno specifico corso di formazione per avvocati, giudici, magistrati, professionisti del diritto. Sei incontri per apprendere efficaci tecniche di comunicazione, gestione del conflitti e delle relazioni.

Il nuovo corso partirà sabato 13 settembre 2014, nella sede di Milano, col titolo: "Diritto di Relazione - l'avvocato tecnico della gestione del conflitto".

Organizzato da Oficina - Making Reality, in collaborazione con l’Associazione Ohana, con il patrocinio dell’Associazione AIMEF, sha ottenuto il riconoscimento di 12 crediti formativi da parte dell’Ordine degli Avvocati di Milano.

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Ritessere emozioni costruttive con la mediazione familiare

Fidelio
L'impostazione originaria della mediazione familiare vorrebbe il mediatore strettamente vincolato ad accompagnare la coppia in crisi negli articolati passaggi della separazione o del divorzio, nutrito dell'illusione che la condizione delle parti che giungono nel suo studio sia scevra da qualsivoglia perplessità rispetto alla necessità di terminare definitivamente la loro relazione. La crisi che la coppia porta nel setting della mediazione è, invece, sempre carica di molteplici istanze, quasi mai esplicite e non esclusivamente circoscrivibili entro l'obiettivo della separazione. La volontà di separarsi, persino laddove è manifesta, si presenta, in mediazione, quale possibilità tra le tante che in quel momento albergano la mente della coppia; certo -a volte- la più accreditata, ma raramente l'unica possibile e, comunque, sempre animata da uno stato di confusione dove, sopra a tutto, prevale il desiderio di risolvere un malessere che ha già provato e fallito diverse strade per sedarsi e la cui più decisa presa in carico si avverte come non rinviabile...

Continua a leggere sul link:
http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoCivile/famiglia/2014-05-12/ritessere-emozioni-costruttive-mediazione-165631.php
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Mediazione: "non luogo" a procedere

Questa settimana parte la nuova rubrica sulla mediazione familiare raccontata insieme a un compagno d'eccezione: il collega e amico Massimo Silvano Galli (con cui tanti progetti stiamo concretando -non per ultimo quel "Diritto di Relazione" che, in qualche modo, supera il concetto di mediazione stessa, allargandolo alle pratiche di gestione del diritto tutto) e dalle pagine di una prestigiosa testata: Diritto 24, il portale del diritto de Il Sole 24 Ore. 

Da qui, dunque, ricominciano con un primo articolo: "Mediazione: non luogo a procedere", in cui poniamo le basi di questa nuova avventura che, più o meno ogni settimana, ci scompagnerà ad entrare negli anfratti della mediazione.

Continua a leggere qui... (permalink): http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoCivile/famiglia/2014-04-08/mediazione-luogo-procedere-174222.php
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Diritto di relazione, l'avvocato tecnico della gestione del conflitto

Cari amici, il 3 maggio ore 9,00 l'Associazione La Piazza, con la collaborazione dell'Associazione Familiaristi italiani, sezione Abruzzo, con il patrocinio dell'Ordine degli Avvocati di Lecce e della Camera Forense di Casarano è lieta di invitarvi al convegno "Diritto di relazione, l'avvocato tecnico della gestione del conflitto" presso la città di Taviano. La partecipazione è gratuita e sono stati attribuiti 4 crediti formativi. Posti disponibili 250. Vi aspettiamo numerosi!